venerdì, novembre 06, 2009, ore 22:29
strappato da valinaa in poesia e parole

Così il dettaglio.
(la piazza, la pioggia, una bici, due corpi)
e il terzo, tutto concentrato in due occhi verdi
come estatici.

Ecco il dettaglio. Ecco le righe dentro le quali io
ritorno.

(la piazza e una bici fanno l'inferno)
La piazza, il suo sguardo,
ogni suo passo è calma.

La guardo.
Lo guarda.
E poi mi guarda.

Ma tutto è così calmo. Sospeso,
come il dettaglio.
La tenerezza di quel verde mi passa attraverso
come lama fredda.

Non era che un attimo da quando
(la piazza, la pioggia, da solo un corpo - il suo - andava sorridendo.)


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giovedì, ottobre 22, 2009, ore 01:51
strappato da valinaa in ritorni

Ci sono molte cose che mi distraggono.
Su tutto, finalmente l'ho capito, c'è la verticalità dello schermo.

Solo su carta, orizzontale, distesa, morbida, mi sentivo legittimata all'intimismo.
Forse è la carne e ossa della carta quello che mi manca.

E mi mordevo sempre il pollice della mano che non teneva la penna. Forse allora, forse per la malinconia della penna, o per sentire che di carne sono fatta e non di schermi.
Forse allora, domani ritorno.







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martedì, settembre 01, 2009, ore 16:20
strappato da valinaa in partenze, bilbao

Xabier, lo sai, la vita duole.
E a darti ascolto pare che poco cambi se a bordo pagina leggo finalmente che
da Bilbao comincia la rivoluzione.

Eppur con gli occhi che bruciano, ardono, infiammano,
continuo in mezzo alle strade della rete a cercare la piazza da dove tutto può cominciare.

Ma il corpo urla, il corpo scalpita.
Il corpo vuole uscire e cercare con la pelle, sporcandosi, ferendosi, aprendosi varchi
in mezzo alla gente, ai palazzi, alle foreste.

(Ieri notte risalivamo verso le colline e la luna si faceva rossa tra le nuvole.
Con gli occhi nocciola mi hai sussurrato che noi siamo una meraviglia.)

Bilbao, la rivoluzione.
La contortissima, ma limpida idea, che in un altrove che è diverso dal qui
tutto cominci, si fa spesso ossessione.
Così nei vortici di parole, e nei vorticosi intrecci di pensieri che dal sogno
sprofondano in quel no future senza fondo
e poi rilanciano nell'estasi del possibile (un altro mondo è)

mentre scorrono
le metropoli


rimane nitida la convinzione, l'asserzione che dal primo passo -innato, ingovernabile, inondante - che ti discosta dall'ordine non si fa più ritorno. E in tutto questo, demonio di un poeta, tu dici che la vita duole quanto più la s'inventa. E io me l'invento, e questo non-ritorno è gioia esplodente e questo caos attorno è felicità infiammante.


(così l'ultimo cartellino timbrato ore 19:10 di giorni e giorni fa
così quel primo giorno sentendoti dire askatasuna
così quel primo giorno a desiderare dal basso
così quei primi passi voce del verbo amare)



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lunedì, agosto 03, 2009, ore 01:17
strappato da valinaa in ritorni

Ritorno da un'estasi con tutti i verbi al plurale.
Con tutto, i verbi e le storie.

Ritorno, e lo faccio con un pronome morbido e personale che ci fa ancora plurale.
(Perché amore, tu lo sai, che tutto è cominciato in UN plurale,
che abbiamo creduto basso e orizzontale
e che su altre strade continuiamo a declinare).

Ritorno con i soliti brandelli del tempo a mescolarsi; e lo faccio, ma ancora scomposta e ancora spaventata quando, la penna in mano, le parole escono ma appena un po' meno esplosive del nostro plurale.

Così amore, mi rimetto su questo spazio. Perché insorgenti, le carni gli amori le passioni le diserzioni, generino tutte le parole.



Di un estatico venire, di un vivido agire.





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mercoledì, maggio 06, 2009, ore 16:19
strappato da valinaa in amélie

come sfilando i piedi dalle ballerine sotto la scrivania e immaginando di immergerli in un prato fresco,
come attorcigliando le braccia intorno a te mentre il vento ci spinge verso le vie del mediterraneo,
vivivamo questo, che insieme chiamiamo

in ogni lingua, Amore,


senza volere lettori.



(così la tua mano fa scorrere una tenda pastello a coprire i nostri sospiri)
e questo spazio riposa.



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sabato, aprile 18, 2009, ore 16:18
strappato da valinaa in poesia e parole, fotografia, strada

E' come quando si lasciano i bagagli in una stanza d'albergo di una città straniera e si scende in strada.
la strada, approdo e partenza di ogni nostra declinazione.

Nella borsa, rimasta ai piedi del letto, abbiamo lasciato i dizionari, le grammatiche, la nostra forma. e nella strada l'urgenza di comunicare si arresta ma scalpita davanti allo stupore di non avere già pronti i vocaboli della differenza.



Così, anche noi,
(e io e tu, e quelli che ancora inseguono le pulsazioni)

così questa scrittura,

e così ciò che si muove sul selciato,

atterito, forse anche per questo umilmente -ingiustamente- silenzioso,
non smette l'urgenza, non ha perso la passione,

ma cerca, spasimante,
(coraggiosa, vivida, lancinante, ardente)
la lingua, inscindibile e non scissa dalla voce, che parli e faccia il cambiamento.


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martedì, aprile 14, 2009, ore 17:05
strappato da valinaa in

è bastata una settimana lontano dall'ufficio perché germogliassero gli alberi del parcheggio
(e noi germogliavamo le notti, mentre gli altri la chiamavano primavera).


La verità è che preferisco le cose di parte: i libri, i giornali, i film, i luoghi, le persone, i pensieri, i colori. E se la parte non è già la consueta parte,  allora la parte sono mani e pelli e corpi e pensieri e altri punti di noi languidamente parziali. E la verità è che sempre meno riesce a interessarmi ciò che sfugge alla parzialità del nostro Noi.

L'amore sì, forse un po', ci rende autoreferenziali. Elettrici per la perfetta armonia, impazienti di bisbigliare quei brevi noi.
L'amore sì, forse un po'.

Per via di tutto quel verde di germogli, per via della morbidezza delle foglie nuove, del sole col suo tepore, della vita che conosce il tempo e sa quando farsi fiore.
Per tutta l'esplosione aggraziata di qualcosa di più di una primavera.


La verità è che non so più scrivere, la verità è che non mi importa di scrivere, la verità è che non voglio scrivere, la verità è che tu.

E solo con te (per te, in te, su di te, a te),
desidero scrivere.



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giovedì, aprile 02, 2009, ore 13:47
strappato da valinaa in poesia e parole

la donna
Ricominciare cosa

l’uomo
L’unica cosa che ricomincia sempre

la rivoluzione

la donna
Ma come fai a parlarne così
come se niente fosse avvenuto

tu credi che sia ancora possibile

l’uomo
Certo che sì
certo che lo credo

quando ci siamo incontrati ti ricordi
com’eravamo pieni di speranza

dobbiamo ritrovarla
ritrovare la speranza

per troppo tempo abbiamo convissuto
col nostro sentimento di sconfitta

il potere ha marciato su questo
sulla nostra stanchezza
sulla nostra sfiducia

abbiamo avuto addosso questo peso
per tutto il decennio successivo
e anche oltre

ora sappiamo
che la resistenza vera non viene prima
ma dopo la catastrofe

almeno questo l’abbiamo imparato

tenere duro

spostare i giochi su un altro terreno
irraggiungibile dal potere

come il manoscritto di Galileo
che passa indenne
sotto il naso dei suoi carcerieri

neanche per un istante abbiamo rinunciato
anche se sembravamo piegati


io credo che sia ancora possibile

e tu

anche tu lo credi non è vero
altrimenti non saresti qui

* seguire la rotta?

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martedì, marzo 31, 2009, ore 13:54
strappato da valinaa in viaggi, onirismi

questo è per te, per il tuo sguardo che non s'irradia, per l'immaginario che non fibrilla, per il corpo che non decolla.

questo è per te, anche se sono mesi che alzandomi il cappuccio sulla testa per arrivare alla punta del molo, assaporando il freddo e il vento, avvolgendomi -stupita di non voler più protestare per le intemperie- sono mesi che non mi rivolgo più pronunciando questo te, che era come pronunciare me, ma che alla fine è sempre stato un tu.

Così, questo è per te, anche se ha la forma di un intreccio, un groviglio di gambe e braccia e capelli, e visi che si avvicinano per toccarsi, e si attorcigliano per mescolarsi, di altri che non sono i nostri, né parlano il nostro alfabeto. Eppure è per te questo che scrivo, perché, sai che è così, ma io ho solo smesso un po' di raccontarlo, sai ma non vuoi provarti che se prendi le lettere, o le parole, se prendi tutti i suoni che ti sembrano già sentiti, e se li lanci

(immagina, come quei bastoncini lanciati per shangai, o come i semi nel campo lanciati da un contadino su un quaderno delle elementari, sempre scomposto e sorridente e caotico)

allora se li lanci tu potresti vederlo quel mondo che io vedo, e che mi fa passione.
(impressione, dedizione, ossessione, convizione, intuizione, vibrazione, sì c'è anche lei, l'emozione)

Allora potresti vedere che mi si riempiono ancora le scarpe di sabbia la mattina di un sabato all'alba, e che trovo conchiglie e ne faccio gioielli, e che tra un granello e l'altro e un pontile mangiato dalla ruggine ci sono sì quelle parole, quelle che tu dici le solite
già lette
retoriche,
ma lì, con un cane che insegue il mare, e un uomo di mezza età che fissa il niente, con sulla destra tutti gli strani occhi di finestre in mezzo a cubi di cemento, e sulla sinistra una linea che richiama al suo superamento,
lì,
e tu lo dovresti immaginare,
e se non lo racconto non è perché si tratta di parole pesanti, come se dicessi piombo,
ma è perchè se ci guardassi bene - se ci leggessi bene (se le scrivessi bene)- avrebbero tutte un suono privato di fondo che è quello dell'innamoramento.
lì, quelle parole si fanno mondo
e sogni
e tutte, anche le più dette e le più sentite - sonorità collettiva, sintassi della moltitudine -

(tristi, forse, e sterili e, dillo pure, inflazionate)

tutte sono potenti,
sono la penna, la matita, il pastello,
sono la linea, lo scarabocchio, il filo,
sono ciò che da quella spiaggia mi avvinghiano, mi prendono e mi disegnano e mi ritraggono e mi trasportano in ogni spiaggia, in ogni granello.





Allora questo è per te, per ogni voce della grammatica del movimento, per ogni parola che tu, ma in fondo dipende da me, tu ancora non sai sentire come fa. Il suono che fa, che è quello della luminosità.


 

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lunedì, marzo 30, 2009, ore 14:18
strappato da valinaa in onirismi

Non pensi che sia ora di ridimensionare le tue aspirazioni ossessive? Non sei curioso di assaporare il dolce successo che potresti avere se solo fossi più calmo e tranquillo? Non sarebbe interessante conoscere tutte le opportunità che potresti sfruttare se accettassi i tuoi limiti con serena umiltà? PESCE D'APRILE! Non ti azzardare a fare cose del genere, Ariete. Il tuo dovere spirituale è tentare esperimenti ingegnosi, competere con te stesso, diventare un guerriero alla ricerca di imprese straordinarie che rendono inutile la guerra.


Potenza dell’autonomia? Leggerezza del sottrarsi,
non rispondere all'appello, dormire invece
di andare in fabbrica, far l'amore quando
si è chiamati a combattere. Non c'è potenza più
grande del sottrarsi, del non essere, del non fare


L’unica forma democratica amata e praticata è la democrazia del Tumulto.
Il conflitto, intelligente, refrattario al ghetto e alle logiche tribali, è il linguaggio in uso.




Dormi una notte in facoltà e hai fatto l’occupazione, squacqui due manifesti e sei con la coscienza a posto! L’Espresso una settimana sì e due no e Linus quando ti capita, ed ecco risolto il problema del tenersi aggiornato! E manco hai il buonsenso, macché, il pudore di starti zitto! Noooo! Dice: Vabbè, almeno sta zitto. Il compagno qua spara giudizi sugli autonomi o che so, su Robbe Grillet con l’aria di chi da sempre è immerso fino al collo di cose circa collettivi Jaquerie o Nouvelle Vogue! Oooh, ma ci credi tutti scemi?


l'autonomia non è altro che poesia?


-Questi libri sono per te, per foraggiare le tue indecisioni-
-Ma non fanno che confermare la strada che sento già mia-



..libertà e perline colorate
ecco quello che io ti darò
e la sensualità delle vite disperate
..


Qualcuno ci ha detto recentemente che indicare l'Ingovernabile come nome comune della politica estatica era stato un balzo nel futuro prossimo - un futuro che poi sarebbe ora - e che l'unica falla del discorso era contenuta nel fatto che ovunque sembra emergere questa dimensione tranne che nelle lande italiche.


Così, se non scrivo, è perché c'è tutto questo che m'appassiona. (frasi fatte o frasi da fare)
E c'è un Io e un Tu che appena si guardano negli occhi, oltre a fare un Noi, fanno già una moltitudine.



[...]





La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina

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