mercoledì, maggio 06, 2009, ore 16:19
strappato da valinaa in amélie

come sfilando i piedi dalle ballerine sotto la scrivania e immaginando di immergerli in un prato fresco,
come attorcigliando le braccia intorno a te mentre il vento ci spinge verso le vie del mediterraneo,
vivivamo questo, che insieme chiamiamo

in ogni lingua, Amore,


senza volere lettori.



(così la tua mano fa scorrere una tenda pastello a coprire i nostri sospiri)
e questo spazio riposa.



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sabato, aprile 18, 2009, ore 16:18
strappato da valinaa in poesia e parole, fotografia, strada

E' come quando si lasciano i bagagli in una stanza d'albergo di una città straniera e si scende in strada.
la strada, approdo e partenza di ogni nostra declinazione.

Nella borsa, rimasta ai piedi del letto, abbiamo lasciato i dizionari, le grammatiche, la nostra forma. e nella strada l'urgenza di comunicare si arresta ma scalpita davanti allo stupore di non avere già pronti i vocaboli della differenza.



Così, anche noi,
(e io e tu, e quelli che ancora inseguono le pulsazioni)

così questa scrittura,

e così ciò che si muove sul selciato,

atterito, forse anche per questo umilmente -ingiustamente- silenzioso,
non smette l'urgenza, non ha perso la passione,

ma cerca, spasimante,
(coraggiosa, vivida, lancinante, ardente)
la lingua, inscindibile e non scissa dalla voce, che parli e faccia il cambiamento.


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martedì, aprile 14, 2009, ore 17:05
strappato da valinaa in

è bastata una settimana lontano dall'ufficio perché germogliassero gli alberi del parcheggio
(e noi germogliavamo le notti, mentre gli altri la chiamavano primavera).


La verità è che preferisco le cose di parte: i libri, i giornali, i film, i luoghi, le persone, i pensieri, i colori. E se la parte non è già la consueta parte,  allora la parte sono mani e pelli e corpi e pensieri e altri punti di noi languidamente parziali. E la verità è che sempre meno riesce a interessarmi ciò che sfugge alla parzialità del nostro Noi.

L'amore sì, forse un po', ci rende autoreferenziali. Elettrici per la perfetta armonia, impazienti di bisbigliare quei brevi noi.
L'amore sì, forse un po'.

Per via di tutto quel verde di germogli, per via della morbidezza delle foglie nuove, del sole col suo tepore, della vita che conosce il tempo e sa quando farsi fiore.
Per tutta l'esplosione aggraziata di qualcosa di più di una primavera.


La verità è che non so più scrivere, la verità è che non mi importa di scrivere, la verità è che non voglio scrivere, la verità è che tu.

E solo con te (per te, in te, su di te, a te),
desidero scrivere.



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giovedì, aprile 02, 2009, ore 13:47
strappato da valinaa in poesia e parole

la donna
Ricominciare cosa

l’uomo
L’unica cosa che ricomincia sempre

la rivoluzione

la donna
Ma come fai a parlarne così
come se niente fosse avvenuto

tu credi che sia ancora possibile

l’uomo
Certo che sì
certo che lo credo

quando ci siamo incontrati ti ricordi
com’eravamo pieni di speranza

dobbiamo ritrovarla
ritrovare la speranza

per troppo tempo abbiamo convissuto
col nostro sentimento di sconfitta

il potere ha marciato su questo
sulla nostra stanchezza
sulla nostra sfiducia

abbiamo avuto addosso questo peso
per tutto il decennio successivo
e anche oltre

ora sappiamo
che la resistenza vera non viene prima
ma dopo la catastrofe

almeno questo l’abbiamo imparato

tenere duro

spostare i giochi su un altro terreno
irraggiungibile dal potere

come il manoscritto di Galileo
che passa indenne
sotto il naso dei suoi carcerieri

neanche per un istante abbiamo rinunciato
anche se sembravamo piegati


io credo che sia ancora possibile

e tu

anche tu lo credi non è vero
altrimenti non saresti qui

* seguire la rotta?

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martedì, marzo 31, 2009, ore 13:54
strappato da valinaa in viaggi, onirismi

questo è per te, per il tuo sguardo che non s'irradia, per l'immaginario che non fibrilla, per il corpo che non decolla.

questo è per te, anche se sono mesi che alzandomi il cappuccio sulla testa per arrivare alla punta del molo, assaporando il freddo e il vento, avvolgendomi -stupita di non voler più protestare per le intemperie- sono mesi che non mi rivolgo più pronunciando questo te, che era come pronunciare me, ma che alla fine è sempre stato un tu.

Così, questo è per te, anche se ha la forma di un intreccio, un groviglio di gambe e braccia e capelli, e visi che si avvicinano per toccarsi, e si attorcigliano per mescolarsi, di altri che non sono i nostri, né parlano il nostro alfabeto. Eppure è per te questo che scrivo, perché, sai che è così, ma io ho solo smesso un po' di raccontarlo, sai ma non vuoi provarti che se prendi le lettere, o le parole, se prendi tutti i suoni che ti sembrano già sentiti, e se li lanci

(immagina, come quei bastoncini lanciati per shangai, o come i semi nel campo lanciati da un contadino su un quaderno delle elementari, sempre scomposto e sorridente e caotico)

allora se li lanci tu potresti vederlo quel mondo che io vedo, e che mi fa passione.
(impressione, dedizione, ossessione, convizione, intuizione, vibrazione, sì c'è anche lei, l'emozione)

Allora potresti vedere che mi si riempiono ancora le scarpe di sabbia la mattina di un sabato all'alba, e che trovo conchiglie e ne faccio gioielli, e che tra un granello e l'altro e un pontile mangiato dalla ruggine ci sono sì quelle parole, quelle che tu dici le solite
già lette
retoriche,
ma lì, con un cane che insegue il mare, e un uomo di mezza età che fissa il niente, con sulla destra tutti gli strani occhi di finestre in mezzo a cubi di cemento, e sulla sinistra una linea che richiama al suo superamento,
lì,
e tu lo dovresti immaginare,
e se non lo racconto non è perché si tratta di parole pesanti, come se dicessi piombo,
ma è perchè se ci guardassi bene - se ci leggessi bene (se le scrivessi bene)- avrebbero tutte un suono privato di fondo che è quello dell'innamoramento.
lì, quelle parole si fanno mondo
e sogni
e tutte, anche le più dette e le più sentite - sonorità collettiva, sintassi della moltitudine -

(tristi, forse, e sterili e, dillo pure, inflazionate)

tutte sono potenti,
sono la penna, la matita, il pastello,
sono la linea, lo scarabocchio, il filo,
sono ciò che da quella spiaggia mi avvinghiano, mi prendono e mi disegnano e mi ritraggono e mi trasportano in ogni spiaggia, in ogni granello.





Allora questo è per te, per ogni voce della grammatica del movimento, per ogni parola che tu, ma in fondo dipende da me, tu ancora non sai sentire come fa. Il suono che fa, che è quello della luminosità.


 

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lunedì, marzo 30, 2009, ore 14:18
strappato da valinaa in onirismi

Non pensi che sia ora di ridimensionare le tue aspirazioni ossessive? Non sei curioso di assaporare il dolce successo che potresti avere se solo fossi più calmo e tranquillo? Non sarebbe interessante conoscere tutte le opportunità che potresti sfruttare se accettassi i tuoi limiti con serena umiltà? PESCE D'APRILE! Non ti azzardare a fare cose del genere, Ariete. Il tuo dovere spirituale è tentare esperimenti ingegnosi, competere con te stesso, diventare un guerriero alla ricerca di imprese straordinarie che rendono inutile la guerra.


Potenza dell’autonomia? Leggerezza del sottrarsi,
non rispondere all'appello, dormire invece
di andare in fabbrica, far l'amore quando
si è chiamati a combattere. Non c'è potenza più
grande del sottrarsi, del non essere, del non fare


L’unica forma democratica amata e praticata è la democrazia del Tumulto.
Il conflitto, intelligente, refrattario al ghetto e alle logiche tribali, è il linguaggio in uso.




Dormi una notte in facoltà e hai fatto l’occupazione, squacqui due manifesti e sei con la coscienza a posto! L’Espresso una settimana sì e due no e Linus quando ti capita, ed ecco risolto il problema del tenersi aggiornato! E manco hai il buonsenso, macché, il pudore di starti zitto! Noooo! Dice: Vabbè, almeno sta zitto. Il compagno qua spara giudizi sugli autonomi o che so, su Robbe Grillet con l’aria di chi da sempre è immerso fino al collo di cose circa collettivi Jaquerie o Nouvelle Vogue! Oooh, ma ci credi tutti scemi?


l'autonomia non è altro che poesia?


-Questi libri sono per te, per foraggiare le tue indecisioni-
-Ma non fanno che confermare la strada che sento già mia-



..libertà e perline colorate
ecco quello che io ti darò
e la sensualità delle vite disperate
..


Qualcuno ci ha detto recentemente che indicare l'Ingovernabile come nome comune della politica estatica era stato un balzo nel futuro prossimo - un futuro che poi sarebbe ora - e che l'unica falla del discorso era contenuta nel fatto che ovunque sembra emergere questa dimensione tranne che nelle lande italiche.


Così, se non scrivo, è perché c'è tutto questo che m'appassiona. (frasi fatte o frasi da fare)
E c'è un Io e un Tu che appena si guardano negli occhi, oltre a fare un Noi, fanno già una moltitudine.



[...]





La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina

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martedì, marzo 17, 2009, ore 12:27
strappato da valinaa in viaggi, storia, onirismi, marxismi, bilbao

poi ho pensato che delle notti, le nostre notti, non volevo dire a nessuno cosa fossero per noi le notti.
parlavano di anni di piombo alle 4 del mattino, prima di salutarsi con un bacio al sapore di torta di mele, sulla porta di casa.
imprescindibile il miagolio della gatta e i capelli disordinati.

lei ( era sempre agosto, mese profetico, di approdi mediorentali che si profilavano lungo la costa adriatica) aveva immaginato di far scorrere le dita in quelle ciocche prima o poi. molto prima di questi quotidiani poi.


(sono andata in libreria, aspettando di vederti,
e li ho trovati tutti sullo scaffale, da casino totale a vivere stanca)
e ti ho pensato di più di come ti penso
(di più di sempre, si può?)

usavano dei plurali, e questo lei non lo aveva immaginato, ma aveva la densità dolce di una crema sul cappuccino
(appunto qui, per ricordarmelo: sempre le ore piccole del mattino, e un cappuccino a scaldare il fatto che secondo me -e non secondo te- non aveva senso pianificare un appuntamento al quale non avrei potuto prendere parte)(pur avendoti detto crudelmente che per affiancarmi alla causa dei cassintegrati avrei potuto licenziarmi per un paio di giorni) che non è la risposta di chi vive la politica ma solo di un'adolescente un po' ferita.

(2007, annoto che rimproveravo, e oggi sono tutta assorbita da questa sensazione, chi mi diceva somos todos animales politicos; invce stesi tra le coperte siamo convenuti sul fatto che ogni cosa è politica, anche tutti i nostri baci lo sono)

(le fabbriche, gli innamoramenti: il privato è politico.
Degli anni dell'autonomia mi rimane il quesito puerile su dove fosse il tempo e dove il sonno)(ammesso che vi fossero, e dovevano esserci, altrimenti non si spiegano altre cose)(ma quando dormivano? e quando quando amavano?)
perché qui a margine vorrei dire che sia l'uno che l'altro mi sono sempre più ridotti, sottratti, ma non trafugati, semmai

donati,

dedicati.


E loro (quelli di cui sopra, quelli delle notti lunghe), alle prese con certo intimismo, non ne parlavano (dell'initimismo in quegli anni, e di quello nei loro, che chiamavano zero per i movimenti; soprattutto lei, non diceva nulla di certe altre sue lungimiranze, ma immaginava di poter scrivere, in un certo futuro:

-era marzo, mese profetico, la primavera a riscaldare i nostri sospiri, e avevo immaginato, un porto, il guggenheim, delle stanze colorate e le finestre aperte su una città diversa, e le mani a scostarci i capelli intrecciatisi tra i discorsi su dove ci amiamo (né quanto, né come).

Che possiamo essere una storia o una geografia, ma di certo non una burocrazia.





E a margine l'elenco delle cose che mi mancano:
- guidare sotto il sole una musica allegra cantando ad alta voce
- studiare di sera in biblioteca
- non dovermi chiedere, senza trovarlo, il senso di certe mie scelte 
- il mare
(e varie città già viste e altre ancora da vedere, tutte osservate, spolpate, incantate dall'unione dei nostri occhi. aggettivo possessivo seconda persona plurale.)

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venerdì, marzo 06, 2009, ore 12:58

'Pensaci bene, valì, non puoi provare prima a cercare Altro?'
'No, no. Non posso.'

Che poi, avrei dovuto pensarci già durante i tre anni in cui mi arrampicavo per via vallescura che non avrei mai fatto qualcosa di eccezionale o geniale con la logica

(i manuali di logica sono inservibili, l'intuizione ci fu ma fu congelata in un aforisma)

Se non ci pensavo, dev'essere perché soltanto poche volte, non favorendo l'illogicità del caso, preferivo risalire lungo via risorgimento

(dove forse, chissà, sarei inciampata in te,
 ti avrei incontrato, ti avrei ruzzolato, ti avrei arricciato
e forse tu
 mi avresti scardinata, incoraggiata, naturalmente stroncata,
e forse innamorata.)(e forse poi amata)

o forse perché - e l'aforisma ancora mi rimbomba, giugno 2003 -
non c'è umanistica senza un tuo progetto -diceva monica t.- mentre le scienze esatte sono per loro stesse già un progetto.


Mi accontentai di un buon alibi.
del resto era vero, allora come forse oggi, che un progetto non c'è. Non ci vuol essere.
(i sogni sono illogici, o solo un po' confusi)
Ma oggi ci sei tu, sciagura ruzzolatami addosso e imprescindibile, che già ti annunciavi in mesi insospettabile come una svolta dicemdomi che sì, forse sì, se avessi parlato con te
forse oggi sarei già a studiare questa cosa qui, su uno dei dieci libri al prestito in ritardo per la restituzione:

a studiare questa cosa dei contrari,

che mentre tutti mi dicono di non farlo
 (illuminati caro, tu sei un filosofo,
e a cena è stato buffo, hai aggiunto il sale sulla zucca:
perciò io mi aspettavo un 'sì', e prepotenti verbi che dicessero 'scàrdinati, muoviti, làsciati INGOVERNARE', e invece mi hai detto subito 'escludi questo folle progetto dai tuoi piani)
(non nominando i sogni, caro filosofo)

Escludo, allora, ma il suo contrario.
E in tutto questo, anche se non ti sembra - gentile illuminati vorrei spiegarlo a te - la logica poi c'è.

C'è e mi dice che: se faccio il contrario di adesso, non si può dire che faccia il contrario di me.



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martedì, febbraio 24, 2009, ore 18:06
strappato da valinaa in gusto, marxismi, sanguinetiane

Me lo ripeto tutte le volte. Questa sarà l'ultima.

(ma linda, tu lo sai, ogni volta mi chiedi con sospetto: sei sicura?)
e io ti dico sì, come posso non volere la glassa?

Così ti stempero ti ritempero, ti tempro, ma non ci credo. Aggiungo zucchero. Ma forse è meglio aggiungere il fondente.
L'importante è che non bolla mai.

Così ti manteco, ti mescolo, ti assaggio.
Scotti. Me lo son detto subito

(sì, linda, mi parlo da sola, e mi rincalzo, e mi consiglio e mi smentisco)

mi sono detta, e suona bene, ché io ci tengo che suonino bene e convincenti le cose che mi dico,
mi sono detta: chi ama brucia.

Così, la glassa scotta, e io mi brucio. Ma è vero che non seguo una ricetta: io ti riscaldo ti accaldo e ti assaporo, e lascio che tu cuocia. Indovinando (il dove il come il quanto)
E ti studio ti scruto ti scuoto.

(mi svuoto?)

(ma guarda, linda, come una sola parentesi può farmi crollare in un pianto)

E mi ripeto: basta.



Ma poi lo sai anche tu che non sarà questa l'ultima.





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domenica, febbraio 15, 2009, ore 06:55
strappato da valinaa in parigi, poesia e parole, fotografia

l'insegna dell'agip, la strada vuota e un solo disperso che l'attraversa; le luci gialle dei lampioni e certe che si spengono ed è già l'alba, e altre che lampeggiano sulle auto dei netturbini.
e contorsioni topologiche di figura femminile e il sedile dimenticato tutto in fondo e alberghi tristi in cui non rientriamo, addormentati su un parcheggio.
e si scrivono messaggi come fossero versi, e i muri ci invidiano, e dal palazzo un paio di serrande già si alzano sulla madrugada di io e te, e di certi abbracci che nessuno sa.







che chissà come sarebbe parigi vista dai finestrini di una macchina che non si appanna.









Piuttosto dimmi: un po’ di tempo tu
ce l’hai da dedicarmi in una notte blu?
Blu… blu… blu… blu…

Portami a cena, o non si usa più
si usa, si usa, sì
si usa, si usa, sì…










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