questo è per te, per il tuo sguardo che non s'irradia, per l'immaginario che non fibrilla, per il corpo che non decolla.
questo è per te, anche se sono mesi che alzandomi il cappuccio sulla testa per arrivare alla punta del molo, assaporando il freddo e il vento, avvolgendomi -stupita di non voler più protestare per le intemperie- sono mesi che non mi rivolgo più pronunciando questo te, che era come pronunciare me, ma che alla fine è sempre stato un tu.
Così, questo è per te, anche se ha la forma di un intreccio, un groviglio di gambe e braccia e capelli, e visi che si avvicinano per toccarsi, e si attorcigliano per mescolarsi, di altri che non sono i nostri, né parlano il nostro alfabeto. Eppure è per te questo che scrivo, perché, sai che è così, ma io ho solo smesso un po' di raccontarlo, sai ma non vuoi provarti che se prendi le lettere, o le parole, se prendi tutti i suoni che ti sembrano già sentiti, e se li lanci
(immagina, come quei bastoncini lanciati per shangai, o come i semi nel campo lanciati da un contadino su un quaderno delle elementari, sempre scomposto e sorridente e caotico)
allora se li lanci tu potresti vederlo quel mondo che io vedo, e che mi fa passione.
(impressione, dedizione, ossessione, convizione, intuizione, vibrazione, sì c'è anche lei, l'emozione)
Allora potresti vedere che mi si riempiono ancora le scarpe di sabbia la mattina di un sabato all'alba, e che trovo conchiglie e ne faccio gioielli, e che tra un granello e l'altro e un pontile mangiato dalla ruggine ci sono sì quelle parole, quelle che tu dici le solite
già lette
retoriche,
ma lì, con un cane che insegue il mare, e un uomo di mezza età che fissa il niente, con sulla destra tutti gli strani occhi di finestre in mezzo a cubi di cemento, e sulla sinistra una linea che richiama al suo superamento,
lì,
e tu lo dovresti immaginare,
e se non lo racconto non è perché si tratta di parole pesanti, come se dicessi piombo,
ma è perchè se ci guardassi bene - se ci leggessi bene (se le scrivessi bene)- avrebbero tutte un suono privato di fondo che è quello dell'innamoramento.
lì, quelle parole si fanno mondo
e sogni
e tutte, anche le più dette e le più sentite - sonorità collettiva, sintassi della moltitudine -
(tristi, forse, e sterili e, dillo pure, inflazionate)
tutte sono potenti,
sono la penna, la matita, il pastello,
sono la linea, lo scarabocchio, il filo,
sono ciò che da quella spiaggia mi avvinghiano, mi prendono e mi disegnano e mi ritraggono e mi trasportano in ogni spiaggia, in ogni granello.
Allora questo è per te, per ogni voce della grammatica del movimento, per ogni parola che tu, ma in fondo dipende da me, tu ancora non sai sentire come fa. Il suono che fa, che è quello della luminosità.